17 mag 2006

16 mag 2006

Questa è una di quelle lettere che non si leggono velocemente. È una di quelle che stampi e te la porti dietro. Magari sei in macchina con qualcuno che guida. Silenzio per la fatica del giorno. Guardi fuori dal finestrino e tiri fuori quel foglio che hai piegato in quattro. Finalmente hai qualche minuto per leggere. Oppure te la porti dietro appena stampata. La leggi al tavolo mentre fai colazione. Dopo che hai raccolto le cose che ti piacciono di più dal buffet dell’ennesimo albergo. La leggi mentre giri il cucchiaino nella tazza.
Domenica 14 maggio. Arrivo di tappa: Passo Lanciano. Subito nella testa mi si è aperta una voragine di pensieri. Di ricordi. Un nome improvvisamente riapre un mondo di passeggiate, di salite. Di montagne. Avevo una quindicina d’anni quando passavo alcuni giorni d’estate a godermi l’aria buona in quei boschi. Passo Lanciano. Non posso non andare. Conosco quelle curve come le scale di casa mia.
La domanda che puntualmente ti viene posta mentre prepari lo zaino è: “Perché ci vai?” Perché fare quattrocentocinquanta chilometri e passa tra andate e ritorno, arrampicarsi per una lunghissima salita, solo per vedere “dieci secondi di tappa”? La risposta prima di andare è difficile. Ma quando torni diventa facile. Non ho fatto tutta la strada per vedere dieci secondi tappa, ma per urlare a pieni polmoni: “Vola Falco!” E dura molto meno di dieci secondi. Per quell’istante in cui Savoldelli è al massimo dello sforzo e sembra aver sentito. Sembra essere contento per un solo istante. Ecco perché.
A colazione mangi qualcosa, ma non troppo. Poi ti metti in macchina. Inizia il viaggio. Inizia sempre qualcosa che ti aspetti ma non conosci e non sai questa volta come arriverà. Cosa succederà. Con chi chiacchiererai per ammazzare l’attesa. Con chi scambierai opinioni. A chi urlerai per sapere i risultati delle partite. Qualcuno si girerà e ti dirà: “il Falco è in fuga, è solo, ha staccato tutti.” Questo immagini mentre l’asfalto dell’autostrada scorre sotto la tua macchina.
Inutile dilungarsi sul resto. Tutto si riduce a quando i corridori arrivano. Mi sono piazzato ai duecentocinquanta. Per un motivo molto semplice. Ho pensato: “quando guardo le tappe, chi invidio di più?” Mi sono piazzato ai duecentocinquanta. Abbastanza vicino all’arrivo da vedere chi alza le braccia. Abbastanza vicino alla curva da non capire subito chi sta arrivando. Abbastanza vicino alla curva da sperare che la voce sbagli e sia il Falco a spuntare. Dal lato stretto della curva. Perché i corridori si avvicinano per tagliare. E posso far sentire la mia voce.
Vola Falco.
Perché poi chi se ne frega di come è arrivato. Era là a un metro da me. Io ero felice mentre facevo la strada a piedi per tornare a casa. Mentre m’infilavo nei sentieri di montagna per tagliare la strada principale. Chi se ne frega. In fondo sono felice che Basso abbia vinto. In fondo sono felice di aver visto i corridori. Anche quelli che hanno fatto più fatica. Di aver visto le ammiraglie. I giornalisti. La gente. Di aver respirato aria.
Mentre sei in macchina. Spunta uno striscione con scritto arrivo. Nell’aria. Sospeso al nulla. Alzi le braccia. Hai vinto. Hai vinto con Basso. Hai vinto col Falco. Non prendetemi in giro. Non sto dicendo che Basso ci rappresenta tutti o cose così. Io tifo con tutto il mio DNA Paolo. Ma la strada che ho percorso. La fatica per salire in cima e per tornare indietro è pari a quella dei ciclisti. Quando entri a casa. Mangi e crolli a letto.

Ivan se hai uno sponsor sulla maglietta è perché anch’io faccio la tappa, la prossima volta regalami il cappellino!

15 mag 2006

Vita

W IL GIRO D'ITALIA!!!!!!!!!!!


12 mag 2006

9 mag 2006

Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

3 mag 2006

Quattro ore seduto su una sedia guardando quel maledetto telefonino. Ho sempre avuto la convinzione di poter percepire attraverso le onde del mio cervello quando un cellulare sta per squillare, ma se fosse così avrebbe dovuto suonare almeno cento volte. Quattro ore. La magia sta dietro a due occhi azzurri. Anzi, dietro a due occhi azzurrissimi. Di quel colore dei mari tropicali. Che vedi il fondo, ma sai perfettamente che l’acqua è di quel azzurro.
Ci sono cose che pensi possano trasformarsi in soluzioni e invece si ammucchiano insieme in una piccola catasta, come i vestiti sporchi nella mia stanza. Prendo questa catasta e la butto nel cesto dei panni. Prendi la soluzione/problema e la scarichi nel cesso. La guardi girare e invece rimane a galla come il mozzicone di una sigaretta. Vabbè ci penserai.
La posizione di chi guarda un cellulare è con la testa fra le mani. Ogni tanto tocchi un tasto, il video si accende e tu fuggi come se ci fosse un serpente. Ritrai la mano velocemente. Non vuoi toccare troppo. Con quella atavica sensazione che la tecnologia stia sempre per esplodere. Che stia sempre per avvenire un danno imminente che tu non fai altro che accelerare.
Quattro ore. Sono un tempo lunghissimo e poi neanche così lungo. È il tempo che un treno ci mette per portarmi da Roma a Bologna o a Pescara. È il tempo che ho passato seduto dentro una stazione ad aspettare la mia coincidenza perduta per andare a Trieste. È il tempo che ho atteso in assenza di vento sdraiato a largo su di un catamarano. Quattro ore. Non è neanche il tempo che passa tra la prima e l’ultima ora a scuola. Il tempo del tema della maturità. Non è poi così tanto. Non dimenticate occhi azzurri e un sorriso. Una risata.

11 apr 2006

Il mio word vorrebbe smettere di funzionare, ma non ci riesce. C’è bisogno di follie da blog. Di scrivere frasi senza senso. Mille parole. Per sentirsi dire ancora una volta: “Come scrivi bene mio caro!” Mio caro un gran cazzo. Se permettete. Perché alla fine ho voglia di gridare lurida troia. Alla madre terra.
“Ho teso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d'oro da stella a stella - e danzo.” Rimbaud.
Vorrei che tutti voi la piantasse di dire e fare qualsiasi cosa. Mi spiego meglio. A meno che non siate chiusi nella vostra stanza ad uccidervi di peti, qualsiasi cosa facciate è solo cattiveria…
Non mi verrebbe male fare il poeta maledetto. Ubriaco. Lungo l’argine del Tevere. Leggere parole di scrittori eterni. Fermarsi davanti ad uno di questi autori e dirgli: “Ma tu chi sei?” Lui cerca di spiegarsi. Giustificarsi. Ma io già sono da quello dopo. E leggo forte parole che rimbombano. Sono ubriaco e leggo a voce altissima quelle parole.
“Cadiamo in acqua!”
“Salta, ti tengo io.”
Ho pisciato nel Tevere. Il che non è una cosa grandiosa. Da una piattaforma che ci galleggiava sopra. Sotto Castel Sant’Angelo. Guardando i fari delle macchine sul ponte. Quando pisci da ubriaco nel tuo cervello si cancella tutto. Sei troppo impegnato a tenerti equilibrio e a non cascare. Ecco perché quando sono a casa piscio con la testa contro il muro. Ma non sempre. Solo quando ho alzato il gomito.
“Ho teso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d'oro da stella a stella - e danzo.” Rimbaud.
Vorrei danzarvi sulle palle. Anche se sono solito danzarmi sull’anima e sul cervello, a voi vorrei danzarvi sulle palle. E non voglio essere perdonato. Ma voglio essere odiato. Bestemmiato. Vi prego!
Blog. Parole libere. Parole che se ne vanno via spinte dal vento. Parole che se ne vanno e basta.
Volevo essere un poeta come Rimbaud. Volevo essere un battello ebbro che scivola su un fiume. Il grande Arturo ha preso la sua baracca e si è messo fare il trafficante di armi. Mare. Il mare torna sempre. Battello. Non a caso. Corde, ghirlande e catene d’oro. Si tendono a festa. Ma mi legano. Campanili. Finestre. Stelle. La mia città. La mia casa. Il mio Dio. E sono ancora legato a me stesso.

7 apr 2006

V: Vorrei farla leggere a tutti qui dentro e dire: sentite che bravo il mio amico!
V: Fichissima.
M: Sono un niente che ha ricevuto un dono di cui non sa che farsene.
V: Pure io voglio partecipare!
V: Possoooooooooooooooooo?
M: No.
V: Eddai
M: No.
M: Se poi vinci tu…
V: Hai paura che vinco io? Dì la verità.
M: …sei più brava anche in questo.
V: Oddio siamo telepatici
V: sì, certo.
M: Eh eh.
V: Non credo proprio
V: Io una genialata così....mai
M: Tu sei più brava di me
M: Tu sei più brava di me in qualsiasi cosa
V: Non è vero
M: Purtroppo sì
V: No
M: Io faccio parte di quella categoria di innamorati costretti a vivere all'ombra
M: nel tentativo di riflettere almeno un raggio di quella luce.
V: Tu fai parte di quella categoria di innamorati dolci e sinceri
V: che vivono di luce propria senza oscurare chi amano
V: senza che gli altri se ne accorgano, vigilano su di te.
M: Eh eh
V: Sanno farti sentire felice e forte e non ti accorgi che dipende tutto da loro.
V: Che figata
V: Io invece sono una a cui piace che i meriti vengano riconosciuti.
V: Io mi prendo le lodi.

28 mar 2006

16 mar 2006

Io: Ieri sera Sono tornato a quattro zampe. Siamo andati in un locale. Niente di particolare. Donne poche e neanche incredibilmente belle. Alcool troppo. Comunque ieri ero distrutto. Di alcool e di vita. Mi sono ritrovato a festeggiare da solo. Birra. Tequila. Birra. Non serve molto di più. Sono venuto da te per chiederti una cosa. Come devo scegliere?
Ok: Ma come? Come scegliere? Ma hai un cuore? O tutto quello che fai è calcolato? non ti lasci mai andare? Forse perchè tu sei troppo egoista per pensare di dividere quello che hai!
Io: Ma quando ho paura ragiono.
Ok: E questa cosa ti mette paura?
Io: Sì. Paura di perdere. Di perderla.
Ok: Ma è qui che sbagli non devi calcolare nulla! Lasciati andare. Fidati dell' istinto. Basta che non sei misterioso! Perché tu sei misterioso forte! Ma rischia accidenti ti prenderei per il collo se potessi!
Io: eh eh. A recitare sono intrepido. Ma sono storie di altri. A viverle è molto è più difficile. Soprattutto quando di mezzo non c'è solo il pisello, ma anche il cuore
Ok: cosa vuoi che faccia per farti avere fiducia in me?
Io: Io ho fiducia in te.
Ok: Appunto lasciati andare. Non è cosi che dimostri di avere fiducia in me, altrimenti non faresti il misterioso. Non controllare come fai sempre, sciogliti.
Io: Non mi hai rivelato il segreto di come si sceglie
Ok: Non si sceglie, è il cuore che sceglie. L'istinto. Tu ti piloti troppo. Tu calcoli troppo. Tu non sei mai te stesso con tutte queste paranoie che hai.
Io: Il cuore, l'istinto? Non sbagliano mai?
Fai e poi trova il motivo per cui hai fatto?
Scegli qualcosa senza farti troppe domande poi quello che succede giustificherà le tue scelte?
Ok: Sì è cosi, non credere che se scegli calcolando tu non puoi sbagliare!
Io: E tu fai così?
Ok: Io?
Io: tu.
Ok: Le mie esperienze mi dicono che adesso non devi calcolare. Non sarai mai felice se calcoli. Io se mi fossi fatta consigliare dal cuore adesso non stavo qui, forse ero più felice. Invece ho calcolato, non ho seguito il mio istinto, non ti dico altro.

11 mar 2006

Dalle parti mie si diceva meglio un figlio frocio che laziale...

Dalle parti mie si diceva meglio un figlio frocio che laziale.

Vabbè.

Vi prego di non mandarmi più queste mail di disinformazione, parziale e
inutili.

Grazie.

Non è detto che tutto quello che pensiamo interessi alla gente.

Cmq come studioso della Comunicazione, mi viene spontanea una domanda:
Perché Prodi non sfida Berlusconi senza dover mettere regole? Paura? Paura
che un giornalista possa metterlo in difficoltà? E' più facile ripetere la
lezioncina a memoria?

Vabbè continuate a votare questa gente. Cerchiamo il rilancio in Europa con
uno che l'Unione Europea voleva impiccare.

Non sapete quanto sono contento che vinca la sinistra. Passerò tutto il
giorno a ridere!!!!!!!!!!!!!!!!

Che bello!!!!!

Non possiamo votare prima?

Riparte il grande circo della politica italiana.

E mentre noi siamo qua a chiederci se un transgender (si scrive così?) può
andare in politica. Se la Mussolini è fascista. Se Prodi assomiglia a una
mortadella. Se Berlusconi è alto un metro e venti. Se Rutelli è un piacione.
Se Fassino si vede di profilo. Se Casini… Non lo so, ma questo ormai si
offende da solo. Se Bertinotti spende tutti i suoi soldi in maglioni di
cachemire. Se la barca di D’Alema affonderà prima o poi.

Il genio delle politica. L’uomo più bello del mondo. Scaltro come uno
struzzo. Esattamente lui. Il buon George Dabliù Bush spende tutti i soldi
dei bambini del terzo mondo per guerre inutili. Gli amici del nord est
producono mine antiuomo e non so che altro…

Per cui vi prego piantiamola.

E’ possibile che nessuno pensa ai bambini? O l’unico motivo per pensarci è
stabilire quando posso essere uccisi. Ora e minuto in cui inizi ad essere
vita. Io penso (Non è detto che tutto quello che pensiamo interessi alla
gente) questo: nel dubbio che embrioni e quant’altro siano vita o no, uccidi
tua sorella.

Sono andato di pal in frasca spero, anche se non ve ne frega un cazzo, che
sia chiara la mia posizione.

Massimiliano.

7 mar 2006

Non voglio smettere

6 mar 2006

Commento
Posted by Anonymous at 3/06/2006 04:40:17 PM

Il Leviatano è il nome di un terribile mostro marino citato nella Bibbia. Il filosofo Thomas Hobbes userà questo nome per dare il titolo a un celebre trattato (Londra 1651) di filosofia politica, in cui viene giustificato lo Stato assoluto. Il potere dello Stato è infatti paragonato alla forza del terribile mostro descritto da Giobbe, ed è necessario per mantenere la pace e la convivenza tra gli uomini.
Ecco là il mare grande, vasto, immenso...
e il mostro che Tu hai creato per scherzar con esso
(Salmi, 103, 25-26)

In quel giorno, con la sua spada dura, grande e forte, il Signore, visiterà Leviathan, il serpente guizzante, Leviathan, il serpente tortuoso, e ucciderà il mostro che è nel mare.(Isaia, 27, 1)

In Giobbe (40, 20-28) Dio si vanta di aver generato questo mostro marino, simbolo della potenza del Creatore.

La mia risposta:

Il Leviatano è un incomprensibile mostro marino. Per questo non può che vivere dentro le acque degli oceani. “Ecco là il mare grande, vasto, immenso...” Spaventoso. Un essere terrificante da cui gli uomini voglio fuggire o uccidere. Colpire. Fare del male. “In quel giorno, con la sua spada dura, grande e forte, il Signore, visiterà Leviathan, il serpente guizzante, Leviathan, il serpente tortuoso, e ucciderà il mostro che è nel mare”. Eppure forse c’è qualcosa di altro. “e il mostro che Tu hai creato per scherzar con esso.”

Ed ecco Giobbe. La parte più bella.

25 Puoi tu pescare il Leviatan con l'amo
e tener ferma la sua lingua con una corda,
26 ficcargli un giunco nelle narici
e forargli la mascella con un uncino?
27 Ti farà forse molte suppliche
e ti rivolgerà dolci parole?
28 Stipulerà forse con te un'alleanza,
perché tu lo prenda come servo per sempre?
29 Scherzerai con lui come un passero,
legandolo per le tue fanciulle?
30 Lo metteranno in vendita le compagnie di pesca,
se lo divideranno i commercianti?
31 Crivellerai di dardi la sua pelle
e con la fiocina la sua testa?
32 Metti su di lui la mano:
al ricordo della lotta, non riproverai!

Puoi, ma in realtà vuoi, prendere Leviatan? Potrai mai credere che un solo amo ti basterà per pescare costui? Poter fermare la sua lingua (le sue parole?)? Pensi che potrai ostacolarlo in qualsiasi modo? Lo credi veramente? Pensi realmente che sceglierà di essere benevolo, in pace con te e con il mondo? Che si renderà servo? Pensi che rinuncerà alla sua libertà per te? Che sarà poco più di un oggetto che tu venderai ai mercanti? Cercherai di ucciderlo con le tu semplici armi? Provaci figlio mio e vedrai che non avrai il coraggio di rifarlo.
Il creatore spiega la sua ala anche sulla più ripugnante, spaventosa delle sue creature. La rende bellissima. Padrone dei mari. Affascinante. Forse il Levitano è solitario. Forse la sua forza è inaudita. Ma non la userà contro di te, come tu non oserai stendere la tua mano contro di lui.

E ancora Giobbe nel capitolo 3.

7 Ecco, quella notte sia lugubre
e non entri giubilo in essa.
8 La maledicano quelli che imprecano al giorno,
che sono pronti a evocare Leviatan.
9 Si oscurino le stelle del suo crepuscolo,
speri la luce e non venga;
non veda schiudersi le palpebre dell'aurora…

Forse il leviatano è una figura oscura. O forse, per qualche motivo incomprensibile porta il buio dentro di sé. Forse vive solo di notte. O forse nella notte il mare fa meno paura.

E poi il salmo 73

13 Tu con potenza hai diviso il mare,
hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque.
14 Al Leviatàn hai spezzato la testa,
lo hai dato in pasto ai mostri marini.
15 Fonti e torrenti tu hai fatto scaturire,
hai inaridito fiumi perenni.

Solo Dio può decidere della vita. Anche se si tratta di un mostro. Solo Dio può spaccargli la testa e darlo in pasto ai mostri del mare.

Infine 103.

25 Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
26 Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.
27 Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.

Forse fa paura il Leviatano eppure vive solo di provvidenza. Ama il mare e si diverte in esso. Vive perché Dio glielo permette e vivrà finche il suo creatore lo desidera.

E poi così tanto diverso da me?

5 mar 2006

4 mar 2006

28 feb 2006

L'Aiuola - Gianluca Grignani

Ti rasero’ l’aiuola quando ritorni da scuola ok, ti voglio bene ma molla le tue amiche sceme e amore e’ come anarchia e dillo alla polizia va be sara’ un difetto ma per favore andiamo a letto perche’a volte la felicita’ ti sfiora appena e poi se ne va ti dice scusa, ciao, passavo di qua come una donna che non ci sta eppure a me non mi va, non va, sai di starmene qua qua sospeso a meta’ no non mi vai bene e goder non conviene e mi tieni in catene no non mi va se cade un pelo crolla il cielo non mi va, non mi va la notte poi vado in giro come se fossi un vampiro che sono in cerca d’amore per colpa io del tuo onore e le signore piu’ belle mi danno le caramelle e tu che mi dici aspetta che vado troppo di fretta perche’a volte la felicita’ ti sfiora appena e poi se ne va ti dice scusa ciao passavo di qua come una donna che non ci sta’ eppure a me non mi va non va sai di starmene qua qua sospeso a meta’ no non mi vai bene e goder non conviene e mi tieni in catene no, non mi va e se cade un pelo crolla il cielo non mi va, non mi va eppure a me non mi va non va, sai di starmene qua qua sospeso a meta’ non mi vai bene e goder non conviene e mi tieni in catene no non mi va che se cade un pelo crolla il cielo non mi va no

27 feb 2006

io ti guarderò illuminata con il neon delle vetrine poi ti nutrirò di coca- cola e di popcorn dentro ad un cine ti racconterò le mie bugie sul mondo e quelle sulla gente poi ti bacerò con tutto quanto in fiamme con le luci spente e faremo l'amore sulle foglie e sui prati sul denaro e nel fuoco dentro ai posti proibiti fino al cuore del mondo come due innamorati come due innamorati senza niente da fare che non hanno nient'altro che "una storia d'amore" io ti curerò perchè tu c'hai bisogno di ridere di gusto e ti ringrazierò quando usciremo presto da un locale "giusto" guarderò da giù il grattacielo dei tuoi tacchi mozzafiato e ti domanderai se anche stavolta sono io quello sbagliato e faremo l'amore dentro ad un temporale tra le luci del centro tra le statue di sale con il cuore impazzito come due innamorati come due innamorati senza niente da fare che non hanno nient'altro che "una storia d'amore" una storia d'amore una storia d'amore una storia d'amore una storia d'amore una storia d'amore una storia d'amore

Mi prendi un po’ di anima e te ne vai.
Mentre io continuo a guardati le spalle.

Padova è immersa nel grigio totale. Palazzi. Persone. Tutto grigio.
Io fatico ad avere un pensiero qualsiasi. Allora dolce soluzione.
Mi lascio trasportare.
Dormo un po’ qua e un po’ là
Mangio un po’ qua e un po’ là.
Orecchiette alla cime di rapa. Radicchio trevigiano. Pasta al sugo.
Il mio povero intestino ne risente malamente, urlando le sue proteste.
Rispondo alle sei del mattino a un sms maldiviano.
Difficile sintetizzare tutto.
Chiacchiere notturne.
Una mia ennesima preghiera che sale a Dio.
Silenzi.
Pranzi.
Cene.
Ed arriva ancora la notte.

Lascio un po’ d’anima e me ne vado.
Mentre io continuo a pensarti di spalle.

Rosa Maria con il pancione.
Lorenzo.
Palma e Carla.
Betta mi racconta.
Maria mi chiede.
“Sono le due di notte. Ho mal di pancia, vado a cagare”.
Messa. Prete.
Gesù è lo sposo.
“Scrivi di me!”
Ma come faccio?
L’omino FS da dietro un vetro: “Roma? 15:04. Niente. 17:04. Niente.”
Due ragazzi mi vendono un biglietto del treno.
E torno a Roma.
Alla fine solo la Provvidenza mi riporta a casa.

22 feb 2006

O, almeno, mi fidavo...